BIND 9: quattro CVE, una può portare a esecuzione di codice
ISC corregge quattro vulnerabilità di BIND 9: memoria corrotta con GSS-TSIG e DoS con RPZ, zone redirect e messaggi in ingresso. Versioni e cosa fare.

Il 21 ottobre 2026 il Canadian Centre for Cyber Security ha pubblicato l’avviso AV26-1072 su quattro vulnerabilità di BIND 9, il server DNS di Internet Systems Consortium (ISC) molto diffuso su Linux e Unix, sia come resolver interno sia come server autoritativo. Il giorno dopo il CERT.LV, il CERT nazionale della Lettonia, ha ripreso la notizia aggiungendo i punteggi di gravità e le versioni corrette, e heise Security ne ha scritto con un titolo che parla di una falla per introdurre codice nel nameserver.
La più seria è la CVE-2026-94300: secondo il CERT.LV, in determinate condizioni può permettere a un attaccante di eseguire codice arbitrario da remoto. Le altre tre possono fermare il servizio DNS o consumarne le risorse. Nessuna delle fonti riporta, al momento, uno sfruttamento attivo.
Le quattro vulnerabilità
I titoli delle CVE sono quelli dell’avviso canadese; i punteggi CVSS vengono dal CERT.LV.
- CVE-2026-94300 – messaggi GSS-TSIG concorrenti corrompono la memoria. CVSS 8,1. È quella che, secondo il CERT.LV, può portare all’esecuzione di codice in remoto.
- CVE-2026-19630 – esaurimento amplificato delle risorse nell’elaborazione dei messaggi in ingresso. CVSS 7,5.
- CVE-2026-96888 –
namedpuò terminare in modo inatteso quando si usa una zona di tipo redirect insieme alla QNAME minimization in modalità strict. CVSS 7,5. - CVE-2026-97313 – alcune configurazioni RPZ (Response Policy Zone), con determinati schemi di query, possono far terminare il processo in modo inatteso. CVSS 7,5.
Il CERT.LV definisce una delle vulnerabilità «critica» e le altre di gravità alta; il punteggio più elevato che indica, però, è 8,1, che nella scala CVSS corrisponde a una gravità alta. Per le altre tre CVE gli effetti descritti sono il malfunzionamento del server DNS, un consumo eccessivo di CPU e memoria o il denial of service.
Un po’ di contesto per capire chi è esposto. GSS-TSIG è la variante di TSIG basata su GSS-API e Kerberos: in BIND si usa soprattutto per gli aggiornamenti dinamici autenticati, tipici degli ambienti integrati con Active Directory, e si attiva con opzioni come tkey-gssapi-keytab o tkey-gssapi-credential. Le zone redirect servono a dare risposte personalizzate alle query per nomi inesistenti; le RPZ sono il meccanismo con cui un resolver applica liste di blocco, per esempio in un firewall DNS. Le fonti disponibili non dicono se le CVE legate a queste funzioni colpiscano anche i server che non le usano: verificalo nell’avviso di ISC di ciascuna CVE.
Versioni colpite e correzioni
Secondo l’avviso canadese sono colpite:
- BIND 9: dalla 9.11.0 alla 9.18.50 e dalla 9.21.0 alla 9.21.26;
- BIND Supported Preview Edition: dalla 9.11.3-S1 alla 9.18.50-S1 e dalla 9.20.9-S1 alla 9.20.29-S1.
Il CERT.LV cita tra i rami colpiti anche il 9.20 e indica come versioni corrette, che ISC chiede di installare il prima possibile, la 9.20.30 e la 9.21.27. Le fonti disponibili non riportano una versione corretta per il ramo 9.18 né per le Supported Preview Edition, e non dicono quali versioni siano colpite da ciascuna CVE: l’avviso canadese rimanda alla matrice delle vulnerabilità di BIND 9 pubblicata da ISC, che resta il riferimento.
Impatto per le aziende europee e italiane
BIND è presente nei resolver interni di molte aziende, nei server autoritativi di provider e hosting, nelle distribuzioni Linux e in apparati che lo includono. Se il DNS si ferma, si fermano di fatto posta, applicazioni web, VPN e servizi interni, anche quando i server applicativi funzionano. Una corruzione della memoria sfruttabile da remoto è un rischio di livello diverso: il server DNS occupa spesso una posizione privilegiata nella rete, con visibilità su tutte le risoluzioni.
Per la NIS2 i fornitori di servizi DNS rientrano espressamente tra le infrastrutture digitali; in Italia la direttiva è recepita con il D.Lgs. 138/2024. Per gli altri soggetti, un’interruzione del DNS che blocca servizi essenziali può diventare un incidente da valutare per la notifica allo CSIRT Italia dell’ACN. Nella sanità, dove anche i sistemi clinici dipendono dalla risoluzione dei nomi interna, il tema è la continuità operativa.
Cosa fare subito
- Fai l’inventario dei sistemi che eseguono
named: resolver interni, server autoritativi esposti su Internet, apparati che includono BIND. Connamed -vvedi la versione installata. - Aggiorna alla versione corretta del tuo ramo: 9.20.30 o 9.21.27 secondo il CERT.LV. Per il ramo 9.18 e per le edizioni -S1 consulta l’avviso di ISC. Se usi i pacchetti di una distribuzione Linux, fa fede il bollettino della distribuzione, che spesso porta le correzioni senza cambiare il numero di versione principale.
- Dai la precedenza ai server che usano GSS-TSIG, RPZ o zone redirect con QNAME minimization strict. Un controllo rapido della configurazione:
named-checkconf -p | grep -E 'tkey-gssapi|response-policy|qname-minimization|type redirect'. - Riduci l’esposizione: i resolver ricorsivi dovrebbero rispondere solo ai client interni (
allow-recursion) e gli aggiornamenti dinamici dovrebbero arrivare solo dai sistemi autorizzati. Sono buone pratiche generali, non soluzioni temporanee indicate dalle fonti: per eventuali workaround fa fede ISC. - Rileva: sorveglia arresti e riavvii anomali di
namede picchi di CPU e memoria sui server DNS. In termini MITRE ATT&CK, uno sfruttamento rientrerebbe in T1190 (Exploit Public-Facing Application) per l’esecuzione di codice e in T1499.004 (Application or System Exploitation) per il denial of service.
Come aiuta ARXDOME
ARX Shield mostra le vulnerabilità aperte per macchina e per pacchetto, così trovi in fretta i server con versioni di BIND da aggiornare. ARX Expose e ARX Scout dicono quali servizi DNS della tua azienda sono raggiungibili da Internet: il primo dalle fonti pubbliche, il secondo con una verifica autorizzata di porte e servizi. ARX Sentry raccoglie log ed eventi dai server Linux, così un arresto anomalo di named non passa inosservato.
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