ClingSTUN: dispositivi IoT trasformati in proxy tramite STUN
Una backdoor Linux sfrutta 24 vulnerabilità note di router, telecamere e DVR e usa server STUN pubblici per restare raggiungibile. Dettagli e cosa fare.

Il 5 ottobre 2026 FortiGuard Labs, il gruppo di ricerca di Fortinet, ha pubblicato l’analisi di una backdoor Linux che chiama ClingSTUN. Il malware entra in router, telecamere, videoregistratori e altri dispositivi esposti su Internet sfruttando vulnerabilità note e non corrette, e li trasforma in nodi proxy controllati a distanza. Per restare raggiungibile dietro il NAT usa server STUN pubblici e legittimi, gli stessi che servono a VoIP e WebRTC.
La notizia è stata ripresa da The Hacker News, Dark Reading, Infosecurity Magazine e CSO Online. The Hacker News la presenta come botnet “Cling” e mette in evidenza i tentativi di sfruttamento del Realtek Jungle SDK; le altre testate usano il nome ClingSTUN.
Cosa è successo
Secondo la ricerca riportata da Infosecurity Magazine, FortiGuard ha seguito la campagna in tre periodi, ognuno con un server di download diverso:
- primo periodo, durato due giorni: una sola vulnerabilità, CVE-2022-36553, nei router Hytec Inter;
- secondo periodo: CVE-2025-34035 nel servizio cloud IoT di EnGenius e CVE-2024-23625 nel servizio UPnP di D-Link; poi vulnerabilità di command injection in dispositivi Linear, Realtek, TP-Link, AVTECH e D-Link;
- terzo periodo: nuovi punti d’ingresso, fino a 24 vulnerabilità in totale. Tra queste ci sono anche le falle di Ivanti Connect Secure CVE-2023-46805 e CVE-2024-21887 e vulnerabilità più recenti come CVE-2026-36356 e CVE-2025-67038.
CSO Online cita tra i bersagli anche i router TP-Link Archer AX21 e le telecamere AVTECH, e parla di vulnerabilità di command injection, code injection e buffer overflow. Le fonti non nominano vittime.
Dettagli tecnici
Il ruolo del dispositivo. ClingSTUN è una backdoor di tipo back-connect proxy: il dispositivo compromesso inoltra traffico per conto degli operatori ed esegue i loro comandi. Come osserva Jason Soroko di Sectigo, sentito da CSO Online, un dispositivo non deve contenere dati sensibili per essere utile a un attaccante.
L’uso di STUN. Il malware invia richieste binding STUN standard a server pubblici (24 nella seconda versione, 13 nella terza) per scoprire il proprio indirizzo esterno e la mappatura delle porte, e per tenere aperte le associazioni del NAT. Poi comunica periodicamente agli stessi server un identificativo di gruppo e le porte mappate. Il traffico somiglia a quello di normali comunicazioni VoIP e WebRTC. FortiGuard precisa che non è ancora verificato come l’operatore ottenga le mappature e faccia arrivare i comandi attraverso il NAT, e avverte di non considerare i servizi STUN come infrastruttura degli attaccanti.
Persistenza e occultamento. Dopo l’installazione ClingSTUN:
- termina i processi concorrenti e disattiva il watchdog del dispositivo;
- si copia in percorsi di sistema nascosti;
- si aggiunge all’avvio modificando
/etc/inittab,/etc/init.d/rcse/etc/rc.d/rc.boot(percorsi riportati da CSO Online); - fa sembrare la propria voce in
/procquella del processoinitdel sistema.
Esecuzione e propagazione. Supporta l’esecuzione di comandi da remoto e contiene exploit per altre sette vulnerabilità, tra cui falle dello SDK di Realtek e di tre prodotti DVR, con cui si diffonde ad altri dispositivi. È compilato per ARM, Intel 80386, MIPS, PowerPC e x86-64.
Indicatori pubblici. Gli articoli consultati non riportano hash né indirizzi: gli indicatori di compromissione sono nella ricerca originale di FortiGuard Labs.
MITRE ATT&CK (mappatura dai fatti riportati): T1190 (Exploit Public-Facing Application), T1105 (Ingress Tool Transfer), T1037.004 (Boot or Logon Initialization Scripts: RC Scripts), T1036 (Masquerading), T1059.004 (Unix Shell), T1090 (Proxy), T1210 (Exploitation of Remote Services).
Impatto per le aziende europee e italiane
Le fonti non citano vittime in Europa, ma i dispositivi colpiti sono comuni anche in Italia: router di piccoli uffici, telecamere e videoregistratori di videosorveglianza, apparati di rete dimenticati in un armadio. Un dispositivo così, trasformato in proxy, fa uscire dalla tua connessione il traffico di qualcun altro: il tuo indirizzo IP può comparire nei log di attacchi diretti a terzi.
La presenza di Ivanti Connect Secure nell’elenco ricorda che lo stesso operatore non punta solo all’IoT: i concentratori VPN non aggiornati sono porte d’ingresso alla rete aziendale. Per i soggetti NIS2, l’articolo 21 chiede la gestione delle vulnerabilità e la sicurezza nell’acquisizione e nella manutenzione dei sistemi: telecamere e router fuori supporto rientrano nel perimetro da gestire.
Sul metodo le opinioni divergono. Louis Eichenbaum di ColorTokens suggerisce controlli compensativi e microsegmentazione per i dispositivi che non si possono aggiornare subito; John Gallagher di Viakoo ritiene invece che la segmentazione da sola non basti e punta sull’aggiornamento automatico del firmware su parchi IoT di più produttori.
Cosa fare subito
- Fai l’inventario dei dispositivi esposti su Internet, con modello, versione del firmware e stato del supporto del produttore.
- Aggiorna per primi i dispositivi colpiti dalle CVE citate e, in particolare, Ivanti Connect Secure per CVE-2023-46805 e CVE-2024-21887.
- Sostituisci o isola i dispositivi che non ricevono più aggiornamenti: niente interfacce di gestione e niente UPnP esposti su Internet.
- Filtra il traffico in uscita delle reti di telecamere, DVR e IoT: consenti solo le destinazioni di cui hanno bisogno.
- Cerca traffico STUN dove non ha senso. Un DVR o una telecamera che contatta a intervalli regolari server STUN pubblici, o apre connessioni UDP inattese con keepalive ricorrenti, va controllato. Come dice Soroko, conta il comportamento del dispositivo, non la reputazione della destinazione.
- Sui dispositivi dove hai una shell, controlla le voci di avvio in
/etc/inittabe negli script di/etc/init.d/e/etc/rc.d/, e verifica se c’è più di un processo che si presenta comeinit. - Confronta i tuoi log con gli indicatori di compromissione pubblicati da FortiGuard Labs.
Come aiuta ARXDOME
ARX Expose mostra dall’esterno porte aperte, prodotti riconosciuti e vulnerabilità note sui servizi pubblici: è lì che compaiono interfacce di gestione e dispositivi esposti per errore. ARX Watch trova sulla rete i dispositivi senza sonda, come telecamere e videoregistratori, e avvisa quando ne compare uno nuovo. ARX Sentry raccoglie i log dei firewall e li porta nelle pagine del SOC e nella mappa del NOC, con le connessioni rifiutate e il traffico in uscita bloccato. Sui dispositivi IoT non si installa un agent: la visibilità passa dalla rete e dal firewall.
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