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Notizie26 ottobre 20265 min di lettura

Università di Copenaghen: ambiente di test violato, 525.000 persone

Nomi, numeri CPR e contatti di circa 525.000 persone sottratti da un ambiente di test; compromessi i PIN di 20.000 badge. Fatti, lezioni e cosa fare.

Mazzo di chiavi appoggiato su un tavolo di legno, con un portachiavi con la scritta GDPR

L’Università di Copenaghen (UCPH), il più antico ateneo della Danimarca, ha confermato che degli attaccanti sono entrati in uno dei suoi ambienti di test e ne hanno ricavato dati personali di circa 525.000 persone. Lo stesso attacco ha compromesso anche i codici PIN dei tesserini di circa 20.000 tra dipendenti e studenti. I fatti sono riportati da BleepingComputer, Help Net Security, Infosecurity Magazine e DataBreaches.net, che citano i comunicati dell’università.

Cosa è successo, giorno per giorno

  • 20 ottobre: l’intrusione viene rilevata e, secondo l’università, contenuta; l’accesso degli attaccanti viene bloccato.
  • 23 ottobre: UCPH comunica pubblicamente l’attacco all’ambiente di test. La sera stessa, dopo una valutazione di sicurezza, limita l’accesso fisico ad alcuni luoghi del campus.
  • 25 ottobre: un aggiornamento rivela che l’attacco ha compromesso i PIN dei tesserini identificativi di circa 20.000 persone. L’università spiega di non averlo detto prima per motivi di sicurezza, finché i codici non erano stati cambiati. Con i nuovi PIN i luoghi chiusi riaprono.
  • 26 ottobre: UCPH spegne in modo preventivo e controllato Workzone, Nimbus e altri sistemi amministrativi, avvisando di possibili problemi nel raggiungere i suoi siti. In un primo momento parla di un nuovo attacco.
  • 27 ottobre: la valutazione viene rivista. Secondo l’università non si tratta di un secondo attacco, ma di attività nel sistema che inizialmente sembrava indicarlo; lo spegnimento resta comunque necessario e collegato all’attacco originale, e alcuni sistemi hanno ancora disservizi.

L’università afferma di non avere indicazioni che gli attaccanti abbiano raggiunto i sistemi che sostengono le attività quotidiane. L’incidente è stato segnalato all’autorità danese per la protezione dei dati, perché rientra nel GDPR.

Quali dati

Secondo Help Net Security, i dati riguardano nomi, numeri di identità nazionale (CPR), numeri di telefono di lavoro e privati e indirizzi email personali; BleepingComputer riporta lo stesso elenco in forma più sintetica. L’università sta ancora analizzando l’estensione precisa della violazione. Infosecurity Magazine parla di «oltre 520.000» persone.

Le fonti divergono su un punto: BleepingComputer descrive i 20.000 PIN come persone «in più», mentre l’università, citata da Help Net Security, precisa che non si tratta di una nuova violazione rispetto a quella del 23 ottobre. Non è chiaro se quelle 20.000 persone siano comprese nelle 525.000.

Un dato da notare: secondo BleepingComputer l’ateneo ha circa 36.800 studenti e 10.700 dipendenti. Il numero delle persone coinvolte è quindi molto più alto della popolazione attuale; le fonti non dicono a chi appartengano gli altri record.

Cosa non si sa

Le fonti non indicano il vettore d’accesso, il tipo di ambiente di test, l’autore dell’attacco né eventuali rivendicazioni o richieste di riscatto. Non sono stati pubblicati indicatori di compromissione. Ogni ipotesi sulla tecnica usata, oggi, sarebbe una speculazione.

Perché conta: dati reali fuori dalla produzione

Il caso mette in evidenza un problema diffuso. Gli ambienti di test, collaudo e sviluppo contengono spesso copie di dati di produzione, ma ricevono meno attenzione: patch più lente, account condivisi, accessi più larghi per gli sviluppatori o i fornitori, log raccolti poco o per niente. Se dentro ci sono dati veri, il loro valore per un attaccante è lo stesso della produzione.

Due elementi rendono questo incidente particolarmente delicato:

  • il CPR è un identificativo permanente, usato in Danimarca per moltissimi servizi; come il codice fiscale in Italia, non si può «cambiare» come una password. Le fonti sottolineano il rischio di phishing e ingegneria sociale verso le persone coinvolte;
  • i PIN dei tesserini collegano l’incidente informatico alla sicurezza fisica: l’università ha dovuto chiudere alcune aree e ridistribuire i codici prima di riaprirle.

Impatto per le aziende europee e italiane

Per chi tratta dati personali valgono gli stessi obblighi del GDPR: notifica al Garante entro 72 ore (art. 33), comunicazione agli interessati quando il rischio è elevato (art. 34) e, a monte, protezione dei dati fin dalla progettazione, minimizzazione e pseudonimizzazione (artt. 25 e 32), che riguardano anche gli ambienti di test. Per i soggetti che rientrano nella NIS2 (in Italia il d.lgs. 138/2024), un incidente significativo richiede anche la pre-notifica al CSIRT Italia entro 24 ore. Università, enti di ricerca e strutture sanitarie, che gestiscono grandi archivi storici di persone, sono tra i più esposti.

Cosa fare subito

  • Inventaria gli ambienti non di produzione (test, collaudo, sviluppo, formazione) e verifica quali contengono dati personali reali.
  • Sostituisci i dati reali con dati mascherati, pseudonimizzati o sintetici; cancella le copie vecchie e non più usate.
  • Separa gli ambienti: niente credenziali, chiavi, account di servizio o connessioni condivise con la produzione; MFA su tutti gli accessi amministrativi, anche in test.
  • Porta i log degli ambienti di test nel monitoraggio e imposta allarmi su esportazioni massive, query insolite e accessi da indirizzi nuovi.
  • Tieni fuori i sistemi di accesso fisico (PIN, badge) da reti e database raggiungibili dagli ambienti di test, e prepara una procedura per cambiare rapidamente i codici.
  • Se sono usciti identificativi come CPR o codice fiscale, avvisa le persone del rischio di phishing mirato e indica come verificare le richieste per un canale diverso.
  • Nel piano di risposta, prevedi lo spegnimento controllato dei sistemi e una comunicazione che si possa correggere man mano, come ha fatto UCPH.

Come aiuta ARXDOME

Con ARX Sentry l’agent di ARXDOME si installa anche sui server di test: log, eventi di sicurezza, accessi e integrità dei file arrivano nelle stesse pagine del SOC della produzione. ARX Shield mostra le vulnerabilità aperte e permette di isolare una macchina sospetta, mentre ARX Expose segnala i servizi esposti su internet e gli account aziendali coinvolti in violazioni.

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