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Notizie8 ottobre 20265 min di lettura

Crittografia post-quantistica: l’allarme di Europol e del GAO

Europol e il GAO statunitense chiedono di accelerare la migrazione alla crittografia post-quantistica. I dati sul web, i limiti e cosa fare subito.

Un riquadro con la scritta KEY tra flussi di dati cifrati su sfondo blu e verde acqua

Nella stessa settimana due istituzioni, una europea e una statunitense, hanno chiesto di accelerare la migrazione alla crittografia post-quantistica (PQC). Europol ha pubblicato due rapporti il 7 ottobre 2026; il Government Accountability Office (GAO), l’organo di controllo della spesa del governo federale degli Stati Uniti, ne ha pubblicato uno il 6 ottobre. Negli stessi giorni uno studio di F5 Labs, ripreso da CSO Online, ha misurato quanto la PQC sia davvero diffusa sul web.

Non c’è una CVE da correggere né un prodotto da aggiornare in fretta: il tema è la crittografia su cui oggi si basano lo scambio delle chiavi e le firme digitali, che un computer quantistico abbastanza potente potrebbe violare. Alcune contromisure, però, si possono applicare subito.

Cosa è successo

Europol ha pubblicato due studi:

  • il primo valuta come comunicazioni cifrate e file archiviati possano diventare vulnerabili agli attacchi harvest now, decrypt later (HNDL): dati rubati oggi e conservati per decifrarli quando sarà possibile. Secondo Europol, l’esposizione di un’organizzazione dipende dai protocolli, dalle configurazioni e dalla gestione delle chiavi che usa;
  • il secondo riguarda i portafogli di criptovalute: secondo Europol le criptovalute non crolleranno a causa del calcolo quantistico, ma la loro sicurezza nel lungo periodo richiede una transizione graduale ad algoritmi resistenti.

Il GAO ha pubblicato la versione con omissis di un rapporto inviato alle agenzie federali a settembre 2025. Ha formulato 89 raccomandazioni a 23 agenzie su tre aree: un inventario con priorità della crittografia vulnerabile, la stima dei fondi necessari alla PQC e i test della PQC. Nessuna delle agenzie esaminate le ha affrontate tutte e tre per intero. Le cause indicate: mancanza di competenze in crittografia, di processi per costruire gli inventari e stimare i fondi, e di piani per i test.

Quando arriverà il «Q-day»

Non c’è accordo su quando arriveranno i computer quantistici crittograficamente rilevanti (CRQC). Le fonti citano Google, ma in modo diverso: secondo Infosecurity Magazine, a marzo Google ha indicato che potrebbero arrivare già nel 2029; secondo CyberScoop, Google ha fissato al 2029 l’obiettivo della propria transizione alla PQC. CyberScoop riporta anche una ricerca di Oratomic, spin-off del Caltech, secondo cui un CRQC potrebbe richiedere risorse fisiche molto inferiori alle stime precedenti.

Per chi difende la data conta meno di quanto sembri: i dati che devono restare riservati per anni sono già esposti all’HNDL. Il rischio è stato riconosciuto anche dall’ordine della Casa Bianca di giugno, che secondo CyberScoop chiede ai sistemi federali di alto valore di adottare la PQC per lo scambio delle chiavi entro la fine del 2030 e per le firme digitali entro la fine del 2031. Per i sistemi di sicurezza nazionale, la NSA sta già spostando i sistemi classificati verso gli standard CNSA 2.0.

Quanto è avanti la migrazione: i dati di F5 Labs

Secondo F5 Labs, il 54% del primo milione di siti web supporta lo scambio di chiavi post-quantistico. Il dato però si ridimensiona:

  • gran parte del supporto viene dai CDN che hanno attivato la PQC in modo predefinito: togliendo i siti ospitati da Cloudflare, la quota scende al 22%;
  • lo studio guarda solo il lato pubblico del sito, non il collegamento tra CDN e server di origine né il traffico interno, che secondo F5 Labs può essere un bersaglio ancora più interessante per l’HNDL;
  • più di un sito su dieci non supporta ancora TLS 1.3, prerequisito dello scambio di chiavi post-quantistico testato;
  • tra i siti di pubbliche amministrazioni e telecomunicazioni il supporto si ferma al 35%;
  • il dato misura lo scambio delle chiavi: i certificati PQC non sono ancora disponibili per l’internet pubblico, e le loro dimensioni maggiori creeranno problemi. Secondo F5 Labs, i Merkle Tree Certificates dovrebbero aiutare i browser, ma molti altri ambienti avranno bisogno di certificati PQC.

Le fonti non concordano del tutto sulla lettura. Keyfactor, sentita da CSO Online, ritiene che i dati sul web non rappresentino i programmi PQC delle aziende, più avanti nei settori finanziario, telecomunicazioni e pubblica amministrazione, con la sanità in accelerazione. Deloitte avverte invece che un piano maturo non equivale a una migrazione fatta. Secondo un sondaggio KPMG di giugno, citato da CSO Online, solo il 27% dei CISO sta implementando la PQC.

Sul fronte degli standard, il NIST ha finalizzato i primi standard PQC nel 2024; secondo PQShield, l’IETF ha pubblicato solo ad agosto 2026 lo standard dei meccanismi ibridi di scambio delle chiavi per TLS 1.3.

Impatto per le aziende europee e italiane

Le raccomandazioni di Europol valgono per qualsiasi organizzazione. Le fonti indicano come più esposti i settori con dati che restano sensibili a lungo: finanza (moduli HSM, infrastrutture di pagamento, PKI e servizi di terzi), telecomunicazioni, sanità, pubblica amministrazione e gli ambienti industriali con OT destinata a restare in servizio per anni.

Per i soggetti NIS2 le politiche sull’uso della crittografia fanno parte delle misure di gestione del rischio richieste dalla direttiva: l’inventario della crittografia è il punto di partenza anche per la migrazione alla PQC. Un CDN con la PQC attiva protegge il tratto tra utente e CDN, non l’origine, le API interne, il traffico tra servizi o la PKI aziendale.

Cosa fare subito

  1. Rafforza i protocolli come chiede Europol: TLS 1.3 e SSH2, protocolli obsoleti disattivati e forward secrecy imposta.
  2. Riduci i dati conservati: individua e cancella i dati sensibili che non servono più, per limitare ciò che un attaccante può raccogliere oggi.
  3. Fai l’inventario della crittografia oltre il sito web: applicazioni interne, API, VPN, SSH, sistemi di identità, firma del codice e librerie incorporate. Tienilo in un cryptographic bill of materials con un responsabile.
  4. Dai priorità ai dati che devono restare riservati per anni e ai sistemi che richiedono più tempo per essere cambiati.
  5. Adotta lo scambio di chiavi ibrido dove è disponibile, verificando anche il collegamento tra CDN e origine.
  6. Automatizza la gestione dei certificati, in vista dei certificati da 47 giorni, così da poter cambiare algoritmi e certificati senza progetti straordinari.
  7. Pianifica fondi e test, due delle tre aree in cui il GAO ha trovato carenze nelle agenzie federali.

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